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Gesù è nato in un casone, nella laguna di Grado. Così si pensa da queste parti.

              Quando buona parte dei gradesi dimoravano stabilmente in laguna, in una delle tante mote, per la maggior parte di piccole dimensioni, ci si arrangiava di tutto: si cercava di vivere alla meno peggio, di tirare avanti.

              Sveglia al mattino presto, ancora col buio. Poi in quelle che sono divenute le attuali batele, piccoli spostamenti lungo i canali della laguna alla ricerca di un po’ di pesce o a caccia di qualche volatile.

              Niente energia elettrica, nessuna comodità: vita dura, di povertà. E alle prime ombre della sera, dopo aver mangiato qualche piccola cosa, si andava a dormire...

              In questo contesto accanto ai fanghi di una mota semi abbandonata, con all’esterno i resti di una piccola batela, di un remo, di una nassa semidistrutta con in giro un tamariso spennacchiato e un po’ di salicornia, dentro una piccola costruzione di canne priva, ovviamente, di qualsiasi tipo di riscaldamento, è nato Gesù.

               Maria e Giuseppe vi erano giunti girovagando in batela lungo i canali della laguna e avendo trovato un tapo con sopra i resti di quello che era probabilmente un piccolo casone per riparo d’emergenza, giunto il momento delle doglie di Maria, hanno deciso di fermarsi, di trovare un piccolo provvisorio riparo...

              Uditi i vagiti del neonato che hanno “disturbato”, ma nel contempo rallegrato l’incredibile silenzio della laguna, rotto di giorno solamente dal canto di qualche uccello, da qualche pesce che saltando fa muovere l’acqua o del frusciare del leggero vento in mezzo alla vegetazione, alcuni pescatori, le mogli di loro e anche i figli più piccoli, sono montati nelle loro batele e si sono recati a rendere visita al neonato Bambino.

               Di buon mattino arrivarono pescatori da tutta la laguna con pesce ma anche animali da cortile: anatre, oche, cigni e persino, trasportati sopra una piccola chiatta, presi dal grande allevamento di isola Gorgo, un asinello e un bue.

              Intanto fattosi stellato completamente il cielo, da lontano una cometa...... dalle isole della laguna di Venezia, dalla lontana Ravenna e dalle coste del Quarnero, seguendo quella stella con la coda, tre imbarcazioni con a bordo dei ricchi benefattori hanno deciso di dirigersi proprio verso la laguna di Grado... per rendere visita a Gesù e portare doni preziosi.

              In quella che da anni viene definita Isola d’Oro, si vuole ricordare in questa maniera la nascita di Gesù e per questo anche parte dei presepi realizzati da centinaia di gradesi hanno questa caratteristica. 

              Purtroppo ai giorni nostri i presepi sono “ostacolati” da malsane idee di persone che di fede ne hanno veramente poca e che, inventandosi assurde scuse, li vorrebbero vietare in luoghi pubblici non religiosi.

                Oggi in un mondo che sempre più si avvicina e diventa multiculturale, multireligioso, ritengo che dobbiamo mantenere la nostra identità cristiana, e sono certo che i nostri fratelli musulmani non hanno mai chiesto che togliamo il presepe, anzi anche loro hanno stima di Maria e di Gesù, che pure il Corano riporta, tanto che i santuari mariani più famosi, come Lourdes e Fatima raccolgono un 7% di fedeli dell’Islam, come pure a Istanbul in Turchia, la chiesa di Sant’Antonio al venerdì, giorno festivo dei musulmani, viene molto frequentata.

            Allora il presepio e il Natale non disturbano, ma anzi presentando la nostra identità cristiana sarà più facile dialogare, nessuno ci chiede di spogliarci, e come italiani, il presepio è un’invenzione tutta nostra, si dice iniziata da San Francesco, e ha alimentato arte e buon gusto.

            Grado si sente onorata di allestire i presepi, e dobbiamo continuare a sostenere questa tradizione, e ringrazio quanti si adoperano perché questo avvenga di anno in anno, spendendo tempo, fatica e mezzi.

             E’ parte dell’intervento del parroco arciprete di Grado monsignor Armando Zorzin fatto in occasione dell’inaugurazione di una passata rassegna presepistica gradese.

            Lo abbiamo preso come spunto di riflessione prima di un racconto, per testi e soprattutto immagini, che supera i 10 anni.

              Infatti la prima, timida, ma importante, edizione della rassegna dei presepi che si allestiscono nell’Isola del Sole risale al 1998.

              Ma a dire il vero prima di questa i presepi non sono di certo mai mancati, nemmeno un tempo nei casoni quando le tre figure della natività, magari create col fango poi indurito, venivano esposte come segno del Natale, proprio all’interno di quei ripari di canne (talvolta anche all’esterno se fatti con i grèbeni).

              Come avviene per tante cose rivoluzionate dalla modernità dei tempi, anche la realizzazione dei presepi, pur se numerosi nelle case ma forse troppo spesso soppiantati dalle scintillanti alternanze luminose sistemate sugli abeti, ha sofferto una certa flessione.

              A ogni modo sin da lontani tempi, magari solamente le figure della natività, quasi tutte le famiglie gradesi esponevano le statuine in casa.

              Non era facile allora. Soldi per acquistarle ce n’erano pochi, ma fortunatamente non mancava e non manca mai la fantasia...

              Ecco allora in tutte le case comunque i presepi, con i componenti della famiglia che si riunivano attorno alla capanna e intonavano le canzoni della tradizione tenendo in mano le sfrisete accese.

              Tra gli anni Cinquanta-Sessanta e anche primi Settanta, andavano pure di moda i presepi di carta che con tanta pazienza si ritagliavano, si incollavano sul cartoncino e si piegavano. Erano sciolti oppure inseriti nelle riviste come il Corriere dei Piccoli. Si acquistavano nelle edicole e nelle drogherie: consentivano di avere un segno nella propria casa spendendo poco.

              Anche la Parrocchia ha animato negli anni il periodo natalizio promuovendo spesso, se non quasi ogni anno, un concorso dei presepi destinato alle famiglie (per più di qualche anno se ne sono occupati anche gli animatori del Centro Giovanile “Fides Intrepida”) e promuovendo per i più piccoli le recite natalizie in asilo che ancora tutti ricordano.

              Ma ci vollero “scintille” ben diverse da quelle delle sfrisete per arrivare alle attuali rassegne.

              Tutto partì probabilmente dalla Basilica. Già alla fine degli anni Sessanta Dino Facchinetti creò un presepe artistico di grande pregio che, oltre all’ammirazione di tutti i visitatori, gli consentì pure di aggiudicarsi un importante premio. Con modifiche, anche sostanziali, Facchinetti andò avanti per diversi anni negli allestimenti.

              Prima di allora, a memoria d’uomo, negli anni Cinquanta-Sessanta erano i sacrestani, oppure i sacerdoti a sistemare in Basilica la natività; prima ancora veniva deposto solamente il Gesù Bambino dinnanzi alla Vergine Maria; qualcuno ricorda che all’inizio dello scorso secolo il Bambino veniva sistemato addirittura fin dall’indomani dell’Immacolata (ancora oggi, invece, la maggior parte delle persone preferisce deporre il Gesù Bambino solo dopo lo scoccare della mezzanotte).

              Dopo Dino Facchinetti (tuttora si occupa dell’artistico presepe dei Donatori di Sangue), per un breve periodo subentrarono Cesare Trevisan e il sacrestano Pietro Pinatti. Per un anno il presepe fu allestito anche da Carlo Dovier.

              Quindi nuova linfa e nuovo slancio, a partire da 22 anni or sono, con Cesare Polo (all’inizio si avvalse della collaborazione di Sandro Tessarin per quel che concerne la parte luci, suoni e movimenti) che tuttora prosegue nella meritoria e non trascurabile fatica di realizzare quella natività che viene ufficialmente aperta durante la messa della mezzanotte di Natale.

              Come curiosità ricordiamo che verso la fine degli anni Sessanta a ospitare un grande presepe in movimento, cosa rara in quegli anni, con statuine alte una trentina di centimetri, fu anche la Chiesetta del Sacro Cuore di via Roma. Chi ha avuto modo di visitarlo (allestitori: “zente de fora”) si ricorda che per andarlo a vedere si pagava il biglietto d’ingresso.

              A dare il via alle esposizioni sparse sul territorio venne la felice idea dell’Associazione dei Portatori della Madonna di Barbana che ancora nel 1989 creò un grande presepe nell’area dove oggi sorge il monumento ai Caduti del Mare, nei pressi del porto. E’ questa la vera scintilla che ha portato a tutto il resto.

              Infatti ai Portatori si unirono spontaneamente, anche a seguito di alcune significative “spinte” di cui diremo, altre associazioni che hanno sede nel cuore antico dell’Isola.

              La natività dei Portatori della Madonna di Barbana era stata incastonata in un’ambientazione lagunare all’interno di un grande casone. Fu davvero un grande successo. Accade però l’imprevedibile provocato da qualcuno che nella notte fra il 5 e il 6 gennaio del 1990 lanciò uno di quei lumi a petrolio che servono a indicare i lavori in corso all’interno del casone di canne, trasformandolo in un baleno in cenere.

              Incredulità e tristezza nei cuori di tutti gli abitanti di Grado. Ma i Portatori sono persone di carattere e già per il Natale successivo ricostruirono un nuovo casone che da quella volta è regolarmente posizionato su una chiatta galleggiante ormeggiata in porto.

              Questo grande presepe è diventato il vero simbolo dei presepi di Grado che oltre a rappresentare la grande fede dei residenti vuole ricreare anche la vera ambientazione gradese, quella dove vissero effettivamente i primi gradesi, in laguna, appunto nei casoni.

               In quegli anni, per l’esattezza nel 1998, venne inaugurato anche il presepe del Villaggio Primero voluto dai residenti di quel piccolo borgo edificato nel 1987.

              L’idea di una vera e propria rassegna è venuta a ogni modo a un gruppo di operatori gradesi.

              Eravamo nel 1998 ed era stata creata l’Associazione “Grado Inverno” presieduta da Marco Angelini con alcuni operatori di viale Europa Unita (9), via Caprin (5), Galleria Excelsior (2), via Morosini (1), via Carducci (1), via Manzoni (2), viale Dante (3) e via Marina (2).

               “Segui la stella dei presepi e brinda con i commercianti delle vie del centro. Troverai piacevoli sorprese in un’accogliente atmosfera natalizia”.

              Questo lo slogan coniato per l’occasione, per promuovere appunto quella che è stata la prima rassegna denominata “I Presepi di Grado” alla quale non è mancato mai il sostegno degli enti pubblici.

              Si parte dunque dal 1998 anche per ricordare chi effettivamente ha dato il la all’iniziativa, suggerendo alle associazioni prima di tutto, ma anche ai privati e con l’appoggio della stampa locale, di realizzare presepi ed esporli alla visione di tutti: l’ex parroco arciprete monsignor Silvano Fain, il cui ricordo, come era scritto nella tabella illustrativa del presepe dei Portatori di quell’anno, “rimarrà sempre vivo, nell’intera comunità”.

              Spiegavano allora i responsabili di “Grado Inverno” che l’idea era nata “dalla grande attrattiva esercitata dal presepio del porto, che richiama moltissima gente, ma che purtroppo è sempre lo stesso”.

              “L’ampliamento dell’iniziativa con l’offerta di nuovi presepi che si rinnoveranno di anno in anno, da affiancare a quello ormai storico del porto, riteniamo che sarà un ulteriore motivo di interesse per la nostra città”.

               Alla prima edizione parteciparono 8 presepi, oltre a quello ormai divenuto tradizionale della Basilica. Il numero 1 era proprio quello dei Portatori della Madonna di Barbana. C’erano poi quelli dei donatori di sangue dell’ADVS, dei marinai in congedo dell’ANMI, dei Graisani de Palù, dell’Associazione Culturale “La Bavisela” (all’Hotel Adria), dell’Asilo Parrocchiale di via Marina, della Scuola Media in campo Porta Nuova e del Comune in Campo dei Patriarchi.

              Già l’anno dopo presero parte alla rassegna con loro opere anche i volontari della Protezione civile e i giovanniti della Sogit, oltre ad alcuni privati che iniziarono a proporre le diverse opere (molte persone creano di anno in anno un presepe completamente diverso) che tenevano in soffitta o in cantina.

              Prima di continuare con la storia della rassegna di Grado ricordiamo brevemente la nascita del presepio a opera di San Francesco che realizzò il primo in assoluto tre anni prima della sua morte, nel 1223, a Greccio.

              Un romitorio venne ridotto a stalla con un bue ed un asinello; fu posta l’effige di S. Giuseppe, della Vergine ed il s. Bambino reclinato nella mangiatoia. Eretto quivi un altare, alla mezzanotte si cantò la Messa solenne alla presenza di una vera folla di devoti accorsi da ogni parte al grazioso spettacolo.

              Francesco esercitò l’ufficio di diacono e dopo il canto del Vangelo tenne un commoventissimo discorso.

              “E un cavaliere, racconta Domenico Cavalca, affermò come aveva in quel punto veduto un fanciullo nelle braccia di beato Francesco, il quale pareva che dormisse e ’l beato Francesco lo svegliava...”

              Le fortunate persone che presenziarono a quella paradisiaca funzione, vollero portare seco paglia di quell’improvvisata mangiatoia quasi sacra reliquia, quale ricordo dell’indimenticabile notte... (brano tratto dal Bollettino della Madonna di Barbana del dicembre 1910).

Da allora il presepio è diventato un segno davvero importante.

              Una parte di quello che è considerato il più antico d'Italia (i tre Magi, San Giuseppe, il bue, l'asino mentre nel XVI secolo sono stati rifatti la Madonna e il Bambino) è quello dell'oratorio del Presepio sotto la Cappella Sistina in Santa Maria Maggiore a Roma. E’ stato modellato in marmo (le statuine vanno da 50 a 85 centimetri) su richiesta del, guarda caso, francescano Papa Niccolò IV, tra il 1290 e il 1292, dallo scultore Arnolfo di Cambio.

              Il marmo, dunque. Ma oggi le tecniche usate sono le più incredibili e diversificate tanto che è possibile realizzare un presepio con pochi soldi se non addirittura completamente gratis, utilizzando ciò che si trova in giro per il territorio, unendolo esclusivamente alla fantasia e all’amore di chi lo realizza, proprio per il significato che rappresenta.

              Come spesso accade e non solamente a Grado, per le più disparate motivazioni non tutto prosegue come si vorrebbe, tant’è che anche “Grado Inverno” si è sciolta.

              La modesta ma importante rassegna è però proseguita ugualmente soprattutto per la spinta data dalle diverse associazioni che hanno la loro sede in Gravo vecia.

              A dare una svolta definitiva, importante e forte, anche sotto l’aspetto promozionale, ci ha pensato l’Azienda di Promozione Turistica, poi divenuta AIAT, con il presidente Alessandro Felluga che mettendo innanzitutto a bilancio quanto necessario, ha coinvolto un po’ tutta l’isola creando una Rassegna dei Presepi davvero importante con diversi appuntamenti collaterali, con la partecipazione degli zampognari e promuovendo visite guidate (anche in motoscafo a Barbana) ma soprattutto creando un intenso scambio – del resto solo così si fa arrivare a Grado molta più gente (anche con pullman di visitatori) – fra i gradesi e le numerose persone che in diverse parti della Regione organizzano rassegne di questo genere, come gli amici che si occupano del presepe in movimento di Perteole.

              Non solo. Avendo in seguito assunto come competenza anche varie località della Bassa friulana, a iniziare da Aquileia per arrivare a Gonars dove c’è uno splendido grande presepio che ogni anno subisce una radicale trasformazione, l’AIAT ha pure creato, sotto la direzione di Paolo Bisiach e sempre di chi scrive, un preciso percorso dei presepi (un po’ come fa oggi la Pro Loco regionale) promuovendo anche una speciale gita in motoscafo attraverso il Natissa per arrivare fino ad Aquileia dove è sorta, spinta proprio da Grado, una analoga rassegna.

Senza contare lo scambio di presepi da esposizione tra quelli realizzati ad esempio da appassionati di Moggio Udinese, Qualso, Trieste, Udine, Cuccana di Bicinicco, Gonars.

 

Dei presepi si trova accenno anche in alcune pubblicazioni di famosi gradesi.

Un grande fu Salvatore (Tore) Degrassi che nel “Lunario de Gravo” del 1981 scriveva in rima:


 Col presepio in lustrofin

Eco, vien Gesù Bambin,

e de là ‘na setemana

a la fin vien la Befana


Tore Degrassi che ebbe pure modo di affermare:


Cu che crêe in Gesù cristo

Xe comò che l’ebia visto.


              In occasione del Nadal 2003 per iniziativa de La Bavisela e de L’Onda Nova venne stampato in proprio anche un semplice ma importante libriccino con i testi (è intitolato Vose dei nuni) dei racconti degli anziani ospiti delle strutture protette di Casa Serena e di via Tasso.

              L’apertura è stata dedicata a una poesia di Biagio Marin che all’inizio si firmava Marino Marin, tratta dalla sua prima raccolta “Fiuri de Tapo” del 1912, intitolata “Nadal” (la riportiamo così come stampata nell’edizione originale dell’epoca).

 

Nona, co gero incora fantulin

Tu me disivi, che la note santa

Vigniva in tera el bon Gesù Bambin

In mezo a tanti anzuli ch’ i canta.

 

E me, stevo a vardâ el siel stelao

Dal gno barcon co i vogi spalancai,

Ma de là un poco gero dormensao

E el bon Gesù no lo veghevo mai.

 

              Tra gli altri, veniva quindi riportata la testimonianza di Maria Lauto vedova Regolin “Masaneta” classe 1908: “...Un segno del presepio i lo feva là i màmuli, in Promero, eh si! Cô vigníveno zo a Gravo, in cale Marchesan – senpre là stéveno – anche là se feva un segno per savê che ze festa, xe Nadal...”.

 


              Passate, con legge regionale, le competenze organizzative legate alle manifestazioni e agli eventi al Comune, è stato questo ad assumersi l’incarico di promuovere la rassegna avvalendosi della collaborazione e dell’esperienza di chi effettivamente aveva in precedenza promosso l’evento che negli ultimi anni ha portato a Grado diverse decine di migliaia di visitatori (mediamente 30.000 all’anno).

              Certo la rassegna va bene, i visitatori non mancano ma è indispensabile lavorare per creare quel “contorno” che deve invogliare il turista a fermarsi nell’Isola non solamente per lo stretto tempo necessario alla visita delle centinaia – eh sì, siamo arrivati a questa quota! – di natività.

              Tanti, dunque, i risvolti di questa annuale rassegna che oggi si chiama “Presepi a Grado” ed ecco il perché di questa pubblicazione che vuole prima di tutto ricordare attraverso le fotografie delle loro opere buona parte di quelli che hanno negli anni animato la manifestazione.

              Come ha affermato ancora monsignor Armando Zorzin... “quale miglior situazione offre questa nostra città di Grado per fermarsi dinanzi a uno dei tanti presepi, e nel silenzio lasciarci attrarre dal Bambino Gesù”.

“Nessun bambino incute paura, ma aiuta a riscoprire e ad aggiornare la nostra Umanità”.

 

 

 

 



L’Associazione “Grado per Grado” è apartitica, senza fini di lucro a sostegno delle associazioni e per la promozione, l’organizzazione e la diffusione delle tradizioni, delle manifestazioni e degli eventi.



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